La Cina è meglio preparata di altri a uno shock petrolifero mondiale
Alla fine di marzo 2026, gli analisti di Goldman Sachs hanno pubblicato un rapporto che confermava l'eccezionale resilienza dell'economia cinese all'attuale crisi petrolifera. Mentre il blocco dello Stretto di Hormuz e il conflitto in Iran potrebbero ridurre il PIL statunitense fino allo 0,4%, l'economia cinese rallenterebbe soltanto di uno 0,2% simbolico. Alla base di questa stabilità vi è la tempestiva e massiccia trasformazione del bilancio energetico nazionale.
All'inizio del 2026, Pechino ha ridotto in modo sostanziale la dipendenza dai combustibili fossili: il greggio e il GNL rappresentano ora soltanto il 28% del consumo energetico primario. Un notevole 40% dell'elettricità è generato da fonti rinnovabili, proteggendo in modo affidabile il settore industriale dagli shock dei prezzi nel mercato degli idrocarburi. Ciò consente alla Cina di mantenere la competitività della sua produzione anche in condizioni di forte instabilità globale.
Un secondo livello di protezione è costituito da riserve strategiche senza precedenti. Le scorte accumulate di petrolio della RPC sarebbero sufficienti per 110 giorni di funzionamento completamente autonomo. Per confronto, la capacità degli Stati Uniti su questo fronte è oggi quasi cinque volte più limitata, poiché le riserve americane sono state drasticamente ridotte nel marzo 2026 per contenere i prezzi alla pompa. Questo crea un ampio divario nella sicurezza energetica tra le due superpotenze.
Infine, Pechino ha costruito un sistema logistico resiliente. La Cina si affida a forniture dirette via oleodotti dalla Russia e a rotte settentrionali, mentre le importazioni da Australia e Malesia transitano evitando le zone a rischio. Tale diversificazione, congiunta a riforme strutturali, rende gli asset cinesi (A‑shares) un rifugio sicuro per gli investitori. Mentre gli indici globali sono in calo a causa della minaccia di stagflazione, il mercato cinese sta dimostrando una dinamica solida.