Il dollaro sotto protezione: come l’indipendenza energetica degli Stati Uniti ha creato una "valuta fortezza"
L’aumento dell’indice del dollaro del 2% nel marzo 2026, sullo sfondo dell’escalation in Medio Oriente, ha indotto una revisione delle strategie macroeconomiche. Secondo Reuters, la valuta americana ha sovraperformato i titoli di Stato e l’oro, costringendo gli operatori di mercato ad abbandonare le aspettative di un declino prolungato.
Un dollaro più forte sta portando a condizioni finanziarie più restrittive e a un rallentamento della crescita del commercio globale. Come osserva Felipe Camargo, economista di Oxford Economics, «un apprezzamento valutario del 10% può portare a una riduzione delle esportazioni globali del 6-8% rispetto alle previsioni attuali». I mercati emergenti, gravati da debiti denominati in dollari, sono particolarmente vulnerabili.
Gli investitori privilegiano il dollaro come asset rifugio grazie all’elevata indipendenza energetica degli Stati Uniti. Al contempo, il Giappone perde terreno per la sua critica dipendenza dalle importazioni di energia sempre più costosa. La Banca Nazionale Svizzera ha annunciato ufficialmente di preparare interventi volti a prevenire un eccessivo apprezzamento della valuta.
Un tasso di cambio elevato limita i profitti delle società dell’S&P 500, che generano fino al 40% del loro fatturato sui mercati esteri. Il settore tecnologico è particolarmente sensibile alla volatilità, dato che oltre il 50% dei suoi ricavi proviene dall’estero. Questa dinamica priva le imprese americane dei vantaggi all’esportazione osservati nel 2025.