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Le favole sull’IA si scontrano col petrolio a 110$: JPMorgan prepara gli investitori alla stagflazione

Le favole sull’IA si scontrano col petrolio a 110$: JPMorgan prepara gli investitori alla stagflazione

Gli strateghi di JPMorgan Chase & Co. hanno drasticamente abbassato il loro obiettivo di fine anno per l’indice S&P 500 da 7.500 a 7.200. Il team di analisti guidato da Fabio Bassi avverte che il blocco effettivo dello Stretto di Hormuz ha provocato un massiccio shock dell’offerta, che minaccia di frenare la crescita economica globale e di innescare una nuova ondata inflazionistica.

La revisione delle previsioni è avvenuta in un contesto di forte stress sui mercati azionari. L’ETF SPDR S&P 500 ETF Trust registra la quarta settimana consecutiva di ribassi, la serie negativa più lunga in oltre un anno. JPMorgan cita la «compressione dei multipli» come principale rischio per il mercato azionario. Gli investitori sono costretti a rivalutare drasticamente la propria liquidità e le prospettive di crescita economica in un mondo in cui il petrolio è a 110 dollari al barile.

Secondo i calcoli di Bassi, se i prezzi dell’energia a tre cifre dovessero persistere fino a fine anno, le previsioni di consenso sugli utili per azione (EPS) delle società dell’S&P 500 dovrebbero essere riviste al ribasso del 2-5%.

Gli analisti della banca richiamano l’attenzione sui precedenti storici: quattro dei cinque grandi shock petroliferi dagli anni ‘70 in poi sono culminati in recessione. JPMorgan ritiene che questo precedente venga attualmente completamente ignorato dal mercato. I trader sono distratti da altri problemi – dalle svalutazioni nel settore del credito privato alle paure legate all’impatto dell’intelligenza artificiale – senza rendersi pienamente conto del potenziale di un profondo rallentamento economico.

Il nuovo target a 7.200 punti implica comunque un rialzo dell’11% rispetto ai livelli attuali, ma gli investitori istituzionali adottano una tattica più prudente. JPMorgan consiglia ai propri clienti di restare azionari, ma di incrementare attivamente gli strumenti di copertura. L’operazione militare USA‑Israele in Iran non dà segni di rapida conclusione, e la moderata correzione osservata da inizio anno non riflette ancora la realtà di un carburante costoso per lungo tempo.

La banca sottolinea che la miscela «stagflazionistica» – stagnazione dell’attività economica e costi elevati – rende praticamente minima la probabilità di un «atterraggio morbido» dell’economia. Finché lo Stretto di Hormuz resterà zona di instabilità, l’invisibile «tassa energetica» che grava su consumatori e industria americani costituirà il principale freno alla crescita delle quotazioni almeno fino alla fine del 2026.

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