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L'oro è scambiato intorno a 4.317 dollari l'oncia, mantenendo gran parte del rialzo di ieri. Il motivo del rimbalzo è stato l'accordo tra Stati Uniti e Iran e la dichiarazione di Trump secondo cui lo Stretto di Hormuz potrebbe riaprire completamente già venerdì. Tuttavia, gli alleati degli Stati Uniti sono meno ottimisti sulla rapidità della normalizzazione dei flussi energetici, ed è proprio questo che frena un rialzo più deciso del metallo prezioso.
Il paradosso dell'oro in questa guerra è ben noto e si mantiene anche ora. Il metallo ha perso circa il 18% dall'inizio del conflitto, pur essendo per i canoni classici un bene rifugio. La logica è sempre la stessa: i prezzi elevati del petrolio hanno accelerato l'inflazione, l'inflazione ha mantenuto i tassi alti, e i tassi elevati esercitano una pressione maggiore su un metallo che non rende interessi più di quanto la paura geopolitica riesca a sostenerlo.
Ora questa tendenza comincia a inventirsi: il WTI è sceso a circa 81 dollari, il Brent a circa 83 dollari. Se la riapertura dello Stretto porterà a un calo sostenibile dei prezzi del petrolio, le aspettative di inflazione si indeboliranno, la pressione sui tassi diminuirà e l'oro avrà spazio per riprendersi.
Segnalo che, secondo la valutazione di molte società, oro e argento restano sottovalutati rispetto alle reazioni registrate durante i precedenti conflitti in Medio Oriente. Se l'accordo di pace dovesse rivelarsi stabile, ci si attende che i trader riducano le vendite e tornino a considerare i metalli come alternative agli asset statunitensi e al dollaro. Questo è un argomento rialzista di lungo periodo, valido indipendentemente dall'effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nel breve termine, tutto sarà determinato dalla riunione della Fed di mercoledì. I trader continuano a scontare un rialzo dei tassi entro fine anno, e sarà la tonalità della prima conferenza stampa di Kevin Warsh a decidere quanto cambieranno queste aspettative. Un segnale duro — e la pressione sull'oro riprenderà. Se invece Warsh farà capire che il calo dei prezzi petroliferi modifica le prospettive sull'inflazione, il metallo riceverà un impulso aggiuntivo.
L'argento è scambiato intorno a 69,87 dollari dopo il +2,9% di ieri. Platino e palladio sono leggermente in calo.
Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.372$ per puntare al livello successivo a 4.432$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.481$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.304$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 4.249$, e poi fino a 4.186$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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