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Il Brent si è avvicinato alla soglia dei 100$ al barile, salendo dello 0,7%. Il WTI con consegna a ottobre è aumentato dell'1,7%, a 93,03$. I trader attendono i dettagli dell'accordo tra Iran e Oman per la gestione della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre gli acquisti robusti da parte della Cina irrigidiscono ulteriormente il mercato.
Teheran ha dichiarato che l'intesa è vicina e prevederà una rotta temporanea sicura. La domanda chiave è ora come reagirà Washington dopo gli attacchi alle petroliere iraniane nel fine settimana. L'Iran ha peraltro avvertito che le navi corrono il rischio di essere colpite vicino all'Oman, il che significa che l'annuncio della rotta sicura avviene in concomitanza con minacce nella stessa direzione.
Il vero conflitto di interessi, che il mercato per ora sottovaluta, è nel contenuto dell'accordo. Iran e Oman puntano a formalizzare il controllo del passaggio e in prospettiva potrebbero imporre un pedaggio per il transito. Gli Stati Uniti, che tengono bloccati i porti iraniani per limitare le esportazioni, cercano invece il ritorno allo status ante‑guerra dello Stretto come via di navigazione libera. Non si tratta quindi di dettagli tecnici del percorso, ma della questione se lo Stretto diventerà un corridoio a pagamento e sotto il controllo di Teheran.
In questo contesto, il Brent a 100$ è solo una questione di tempo: l'incertezza sulla reazione americana alimenta la componente di rischio sui prezzi, e il deficit fisico di prodotti petroliferi non è scomparso. Ritengo evidente che un accordo Iran‑Oman nelle forme prospettate non otterrà il riconoscimento di Washington, e invece di una de‑escalation il mercato rischia una nuova ondata di tensione, stavolta centrata sulla legittimità stessa della rotta.
Un altro problema da non dimenticare è la raffinazione. Il diesel e altri prodotti raffinati stanno aumentando molto più del petrolio greggio, esercitando una pressione sui prezzi lungo tutta la catena, dall'approvvigionamento alla produzione.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 95,50$. Questo permetterebbe di puntare a 100,40$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 103,40$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 92,54$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 89,54$, con prospettiva di calare fino a 87,10$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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