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Oggi l'oro viene nuovamente scambiato intorno a $4.507 l'oncia, in aumento dello 0,3% rispetto alla chiusura di ieri, pari all'1%, nonostante il metallo abbia toccato il minimo degli ultimi due mesi nella stessa sessione. Questa ampiezza intraday descrive perfettamente lo stato attuale del mercato: ogni nuova notizia sull'Iran fa oscillare l'oro di diversi punti percentuali in una direzione o nell'altra.
Il rimbalzo di ieri è stato innescato dalla notizia di un accordo preliminare tra USA e Iran per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e avviare negoziati sul programma nucleare di Teheran. L'accordo deve ancora ricevere l'approvazione finale di Trump, e il mercato lo recepisce con cautela — il che è ragionevole, viste le volte in cui notizie simili si sono poi rivelate infondate.
Bisogna osservare che il meccanismo con cui un accordo iraniano impatta sull'oro non è lineare. A prima vista la diminuzione della tensione geopolitica dovrebbe ridurre la domanda per l'asset rifugio. Tuttavia è stata proprio la guerra a esercitare la pressione principale sul metallo tramite un altro canale: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha generato uno shock energetico che ha spinto l'inflazione verso l'alto; l'inflazione ha spinto le banche centrali a rialzare i tassi, e i tassi alti sono il nemico principale dell'oro, che non paga interessi. La riapertura dello Stretto ridurrà l'inflazione e alleggerirà la pressione sui tassi — ed è proprio questo che alla fine potrebbe sostenere il metallo.
I dati pubblicati ieri confermano la delicatezza della situazione. Le spese per consumi negli USA ad aprile sono leggermente salite, ma l'inflazione annua ha accelerato fino al massimo dal 2023. Il PIL USA del primo trimestre è cresciuto dell'1,6% annuo, meno delle stime preliminari. L'economia rallenta proprio mentre l'inflazione riprende vigore: una classica combinazione stagflazionistica, che lascia la Fed senza buone opzioni.
Dall'inizio del conflitto a fine febbraio l'oro ha perso circa il 15% e da allora è rimasto in un range laterale piuttosto stretto. L'argento oggi guadagna lo 0,4% a 75,96$. Platino e palladio rimangono praticamente invariati.
La direzione futura dell'oro sarà determinata interamente dalla questione mediorientale, che continuerà a essere monitorata attentamente.
Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.546$ per puntare al livello successivo a 4.607$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.656$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.481$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 4.432$, e poi fino a 4.372$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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