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Oggi l'oro prosegue la discesa e viene scambiato intorno a 4.119 dollari l'oncia, avendo completamente annullato il recente rimbalzo. La logica è la stessa e ben nota: le preoccupazioni inflazionistiche prevalgono sull'alleviamento geopolitico derivante dall'accordo con l'Iran, e la Fed "falco" rimane il principale freno per un metallo che non genera interessi.
Un nuovo impulso alla pressione è arrivato dal presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee. Lunedì ha dichiarato apertamente la sua preoccupazione per l'inflazione e ha espresso dubbi sul fatto che tutti i fattori di crescita dei prezzi siano temporanei. «Abbiamo a che fare con un problema di inflazione che è nettamente al di sopra dell'obiettivo e si sta muovendo nella direzione sbagliata», ha detto.
È importante sottolineare che questo è esattamente il segnale che l'oro teme di più, poiché conferma la disponibilità della Fed a mantenere i tassi elevati o ad aumentarli ulteriormente. Ricordo che la retorica dura del nuovo presidente Kevin Warsh la scorsa settimana aveva già allarmato il mercato e annullato l'effetto positivo del memorandum di pace firmato.
Un dollaro forte ha aggravato il problema dell'oro. Dall'ultima riunione della Fed la valuta americana si è rafforzata di oltre l'1%, rendendo automaticamente l'oro, denominato in dollari, più costoso per gli acquirenti internazionali e frenandone la domanda.
È indicativo che persino i più convinti rialzisti stiano rivedendo al ribasso le loro previsioni. Deutsche Bank ha tagliato la stima per il terzo trimestre a 4.300 dollari. La scorsa settimana Goldman Sachs ha ridotto la previsione di fine anno di 500 dollari, a 4.900 dollari, perché ormai non si aspetta più un taglio dei tassi Fed entro quest'anno.
Dall'inizio della guerra alla fine di febbraio l'oro ha perso più di un quinto del suo valore, mentre l'argento è precipitato di circa un terzo. Tecnicamente il quadro resta debole.
Per questo motivo ora tutto l'interesse del mercato è concentrato sulla pubblicazione del PCE giovedì. Si tratta dell'indicatore d'inflazione preferito dalla Fed, e per il quale è attesa un'accelerazione. Se il dato dovesse risultare sopra le attese, la retorica "falco" riceverebbe conferma e l'oro rischierebbe di testare il bordo inferiore del range a 4.000 dollari. Se invece il dato dovesse risultare più basso, il metallo avrebbe spazio per un rimbalzo di breve termine.
Oggi l'argento scende più di tutti: -3,6% a 62,72 dollari. Platino e palladio perdono entrambi oltre il 2%.
Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.186$ per puntare al livello successivo a 4.249$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.304$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.124$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 4.062$, e poi fino a 4.008$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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