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Il rifiuto dell'Iran di accettare l'accordo alle condizioni proposte da Trump ha nuovamente esercitato pressione sul mercato energetico, determinando un rialzo dei prezzi. Ma mentre la situazione in Medio Oriente rimane incerta ed è improbabile che si assista a seri compromessi diplomatici a breve termine, è il momento di discutere di come i prezzi elevati potrebbero influenzare l'economia globale.
Ieri il CEO di BlackRock, Larry Fink, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha formulato una previsione allarmante sugli effetti di un possibile balzo del prezzo del petrolio sull'economia mondiale. Secondo lui, il raggiungimento della soglia di 150$ al barile provocherebbe una recessione globale a pieno titolo, mettendo a rischio la crescita economica e la stabilità mondiale.
Fink ha sottolineato che l'esito finale del conflitto in Medio Oriente rimane per ora incerto, ma ha individuato due scenari chiave. Il primo prevede una risoluzione del conflitto e l'integrazione dell'Iran nell'economia mondiale, cosa che, a suo avviso, potrebbe ridurre i prezzi del petrolio al di sotto dei livelli pre‑crisi. Questa prospettiva aprirebbe la strada al recupero e alla stabilizzazione dei mercati energetici.
Al contrario, il secondo scenario dipinge uno scenario molto più cupo. In assenza di una soluzione e con un'ulteriore escalation delle tensioni — e il trend attuale va in questa direzione — Fink non esclude che nei prossimi anni il petrolio possa restare sopra i 100$ e salire fino a 150$. Tali livelli, secondo lui, avrebbero conseguenze profonde sull'economia mondiale, aggravando le pressioni inflazionistiche e rallentando la crescita economica.
Particolarmente preoccupante è il fatto che Fink interpreti l'aumento dei prezzi energetici come una sorta di tassa regressiva: ciò significa che l'incremento colpirebbe in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della popolazione — i poveri — mentre l'impatto sui gruppi più ricchi sarebbe meno rilevante. Una dinamica del genere potrebbe accentuare le disuguaglianze sociali e favorire ulteriore destabilizzazione.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 92,54$. Questo permetterebbe di puntare a 100,40$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 106,83$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 86,67$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 81,38$, con prospettiva di calare fino a 74,85$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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