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Ieri si è registrato un nuovo forte aumento dei prezzi del petrolio, innescato direttamente dagli attacchi israeliani contro le infrastrutture energetiche in Medio Oriente. Queste azioni, che hanno preso di mira impianti cruciali per le forniture globali, hanno scatenato un'ondata di ansia sui mercati internazionali, causando un significativo aumento dell'oro nero.
Sullo sfondo dell'aggravarsi della situazione, il presidente Donald Trump ha invitato alla de‑escalation: ha ribadito la sua ferma intenzione di porre fine agli attacchi israeliani contro le infrastrutture energetiche. La sua dichiarazione è arrivata dopo che i raid iraniani e israeliani su grandi hub del gas hanno provocato forti tensioni sui mercati, mettendo in luce la vulnerabilità del sistema energetico globale.
La reazione dei leader mondiali e i tentativi di ricomporre il conflitto evidenziano la gravità delle conseguenze di questa escalation. I colpi alle infrastrutture energetiche incidono non solo sui prezzi del petrolio e del gas, ma anche sulla stabilità dell'economia mondiale nel suo complesso. Eventi di questo tipo hanno già prodotto pressioni inflazionistiche, rallentamento della crescita e aumento dell'incertezza geopolitica, con effetti negativi sul sentiment degli investitori.
Secondo i media, la città industriale di Ras Laffan in Qatar, un complesso che ospita il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) al mondo, ha subito ieri danni significativi a causa di un attacco iraniano che ha provocato un incendio. Israele ha colpito South Pars, il giacimento di gas che rappresenta una componente chiave dell'infrastruttura energetica iraniana.
Trump ha affermato che gli Stati Uniti non erano coinvolti nell'attacco a South Pars e ha aggiunto che Israele si asterrà da ulteriori strike contro l'impianto. Ha inoltre avvertito che eventuali nuovi attacchi iraniani agli impianti GNL qatarioti spingerebbero gli USA a distruggere l'intero giacimento South Pars.
Va ricordato che dall'inizio della guerra i prezzi del petrolio sono saliti di circa il 50%. Nel frattempo, i paesi interessati continuano a contendersi l'accesso e il controllo dello Stretto di Hormuz. Martedì sera gli Stati Uniti hanno annunciato di aver sganciato munizioni da 227 chilogrammi per distruggere i bunker iraniani vicino allo stretto. La Russia ha annunciato l'intenzione di fornire convogli navali per proteggere le navi mercantili.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 100,40$. Questo permetterebbe di puntare a 106,83$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 113,36$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 92,54$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 86,67$, con prospettiva di calare fino a 81,38$.
*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.
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