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13.02.202613:21 Forex Analysis & Reviews: EUR/USD. Tutta l'attenzione sull'IPC

Rilevanza fino a 11:00 UTC--5

Il dollaro è particolarmente richiesto in vista della pubblicazione odierna dell'IPC statunitense. Come è noto, questo è uno dei principali indicatori di inflazione (insieme all'indice PCE core), perciò la sua pubblicazione provocherà con ogni probabilità forte volatilità su tutte le coppie con il dollaro, compresa EUR/USD.

Exchange Rates 13.02.2026 analysis

Secondo le previsioni preliminari, il report di oggi dovrebbe mostrare un moderato raffreddamento dell'inflazione negli Stati Uniti. L'indice dei prezzi al consumo complessivo dovrebbe calare a gennaio fino al 2,5% su base annua, ossia al minimo da maggio dello scorso anno. Nei due mesi precedenti (dicembre, novembre) il dato era al 2,7% su base annua, quindi anche una diminuzione minima potrebbe esercitare pressione sulla valuta statunitense.

L'IPC core, che esclude alimentari ed energia, dovrebbe anch'esso rallentare fino al 2,5%. Alcune altre stime, tuttavia, indicano che l'indice core rimarrà al livello del mese precedente, cioè al 2,6%.

Se il rapporto dovesse uscire in linea con le previsioni (per non parlare di un risultato peggiore), il dollaro si troverebbe sotto pressione. L'indice dei prezzi al consumo è al di sotto dell'obiettivo del 3% da metà 2019, ma rimane ostinatamente al di sopra dell'obiettivo del 2%. Ad aprile 2025, l'IPC complessivo si era avvicinato al valore desiderato, scendendo al 2,3% (minimo quadriennale), per poi risalire e raggiungere il 3,0% a settembre.

In questo contesto va letto il prossimo rilascio. La reazione del dollaro dipenderà dall'avvicinamento dell'IPC al 3,0% o al 2,0%. Maggiore è la distanza dall'obiettivo, maggiore sarà la fiducia dei rialzisti del dollaro e, di conseguenza, dei venditori di EUR/USD. Viceversa, se l'indice si avvicina alla soglia del 2%, la pressione sul dollaro diminuirà sensibilmente, perché il mercato riparlerà delle prospettive di un taglio dei tassi già nella riunione di aprile.

Va sottolineato che la dinamica attuale degli indicatori dei prezzi e della domanda supporta la previsione di un IPC più debole. Ad esempio, l'indebolimento della domanda dei consumatori favorisce un rallentamento dell'inflazione. Le vendite al dettaglio a dicembre sono state inaspettatamente stabili (0,0%), indicando una debolezza dei consumi (il principale motore della pressione sui prezzi nell'indice dei prezzi al consumo).

Inoltre, l'indice delle aspettative di inflazione, calcolato dall'Università del Michigan, mostra una dinamica discendente: il dato è in calo per cinque mesi consecutivi e a febbraio ha raggiunto il 3,5%. Si tratta del valore minimo dell'indicatore da gennaio 2025. Tale andamento supporta lo scenario disinflazionistico: la popolazione non si aspetta un aumento dei prezzi e l'economia evita una «profezia che si autoavvera», per cui le aspettative alimentano l'inflazione. Tutto ciò crea un contesto più favorevole per un dato di gennaio moderato.

Inoltre, le componenti dei prezzi di gennaio degli indici ISM indicano una stabilizzazione della pressione sui prezzi sia nell'industria sia nel settore dei servizi, il che sostiene ulteriormente lo scenario di un moderato rallentamento dell'indice dei prezzi al consumo.

È poi necessario considerare il cosiddetto «fattore Warsh». Come è noto, Donald Trump ripone grandi speranze nel potenziale successore di Jerome Powell per quanto riguarda un allentamento della politica monetaria della Fed. Kevin Warsh, da un lato, si è dichiarato favorevole a ulteriori riduzioni dei tassi, allineandosi, per così dire, al Presidente degli Stati Uniti. Dall'altro, negli ambienti accademici e finanziari, è caratterizzato come un sostenitore di una rigorosa disciplina monetaria, attento alle conseguenze a lungo termine delle decisioni della Fed.

Quanto più l'inflazione si avvicina all'obiettivo del 2%, tanto più difficile sarà per Warsh sostenere un'ulteriore pausa nell'allentamento monetario, anche se il mercato del lavoro statunitense inizia a riprendersi.

In altre parole, il rapporto sull'IPC è di cruciale importanza per il dollaro e, di conseguenza, per la coppia EUR/USD. Sullo sfondo di Nonfarm contraddittori (un risultato forte a gennaio ma con importanti revisioni dei dati passati), l'inflazione potrebbe far pendere la bilancia a favore o contro il biglietto verde.

Tecnicamente, la coppia EUR/USD sul grafico giornaliero si trova tra la linea mediana e quella superiore dell'indicatore Bollinger Bands, nonché sopra tutte le linee dell'indicatore Ichimoku, che mostra un segnale rialzista di «Parata delle linee» (Parade of Lines). Tutto ciò indica la persistenza della priorità delle posizioni long. Naturalmente, il rapporto sull'IPC potrebbe «ridisegnare» il quadro tecnico se dovesse risultare in zona verde. In tal caso, la coppia supererà il supporto a 1,1830 (linea mediana delle Bollinger Bands sul timeframe D1) e scenderà verso la barriera successiva a 1,1770, che corrisponde alla linea Kijun‑sen sul timeframe W1.

Ma se il rapporto sull'inflazione uscirà in linea con le previsioni (o in zona rossa), la coppia manterrà l'attuale range 1,1850–1,1900 e, possibilmente, tenterà di entrare nell'area di 1,19 per testare la resistenza a 1,1930 (linea superiore delle Bollinger Bands, coincidente con il bordo superiore della nuvola Kumo su H4).

*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.

Irina Manzenko,
Analytical expert of InstaSpot
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