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23.01.202613:48 Forex Analysis & Reviews: EUR/USD. La paura ha gli occhi grandi: il fondo pensione danese ha spaventato il dollaro statunitense

Rilevanza fino a 06:00 2026-01-24 UTC--5

La coppia euro/dollaro si muove in un quadro fondamentale contrastante emerso questa settimana. Dopo il Forum di Davos, Donald Trump ha attenuato i toni, rinunciando all'introduzione del dazio aggiuntivo del 10% contro paesi europei. Tuttavia, gli operatori rimangono preoccupati per il "caso Groenlandia", poiché il Presidente degli Stati Uniti non ha di fatto rinunciato alle sue rivendicazioni territoriali sull'isola.

Di norma, il dollaro beneficia di una maggiore domanda in tali situazioni, in un contesto di avversione al rischio. Ma non questa volta: la prospettiva di un conflitto globale tra USA e UE pesa sul biglietto verde, consentendo agli acquirenti di EUR/USD di raggiungere nuovi massimi locali.

Exchange Rates 23.01.2026 analysis

Inizialmente, il dollaro è stato messo sotto pressione a causa del rischio che l'UE attivi lo Strumento Anti-Coercizione (ACI). Si tratta di un potente meccanismo di difesa dell'UE che consente a Bruxelles di limitare l'accesso delle aziende statunitensi agli appalti e ai servizi governativi europei, nonché di imporre dazi speculari e nuove tasse ai giganti tecnologici statunitensi. I rappresentanti dell'UE hanno anche minacciato di sospendere la ratifica del nuovo accordo commerciale con gli USA qualora Trump imponesse dazi ai prodotti europei.

Dopo Davos, i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo: il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un accordo con la NATO sulla Groenlandia e ha annullato l'imposizione di dazi aggiuntivi. Il premier danese Mette Frederiksen ha sostenuto l'accordo, pur ribadendo che la NATO non può decidere sulla sovranità della Danimarca e della Groenlandia.

Tuttavia, dato il compromesso preliminare raggiunto, la questione dell'applicazione dell'ACI ha perso rilevanza (almeno nel medio termine), facendo sì che la coppia EUR/USD aggiornasse il suo minimo giornaliero di ieri, raggiungendo 1,1671. Poi però i compratori hanno ripreso il controllo e hanno spinto il prezzo fino a quasi 1,1756 (il massimo di giornata).

La notizia che ha riacceso la volatilità è stata l'annuncio del fondo pensione danese AkademikerPension di voler sbarazzarsi di Treasury USA entro fine mese per timori relativi al rischio di credito e alla sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi. Secondo i manager del fondo, a loro giudizio gli Stati Uniti "non sembrano un debitore affidabile" nel lungo periodo, e la politica della Casa Bianca "ha creato rischi da non ignorare".

A mio parere, gli operatori di mercato hanno reagito in maniera eccessivamente emotiva. Sì, da un lato, gli annunci di tali decisioni sono estremamente rari tra le istituzioni dell'UE, soprattutto al di fuori del contesto del ribilanciamento tattico del portafoglio.

Ma dall'altro lato, la reazione del dollaro appare sproporzionata rispetto all'evento. Il solo tono dei titoli sulla vendita di titoli del Tesoro suona forte e risonante. Tuttavia, il fatto è che le partecipazioni di AkademikerPension in questi asset sono relativamente ridotte: circa 100 milioni di dollari, rispetto al patrimonio totale del fondo di 25 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra irrisoria per gli standard del mercato dei Treasury. Questa mossa è vista come un segnale, che riflette la crescente cautela degli investitori istituzionali nei confronti degli asset sicuri in un clima di incertezza.

Tuttavia, questo precedente da solo non indica un abbandono diffuso o sistemico dei titoli di Stato statunitensi. Altri fondi danesi ed europei non hanno annunciato ufficialmente l'abbandono dei Treasury (sebbene le discussioni sulle strategie di diversificazione degli asset siano in corso, e da parecchio tempo).

In altre parole, in un contesto globale, la decisione di AkademikerPension è insignificante. Si tratta più di un rimpasto di investimenti individuale (è importante notare che si tratta di un fondo pensione privato/parzialmente associativo) che di un segnale di una strategia "Sell America" su larga scala da parte degli investitori istituzionali danesi/europei.

Per inciso, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha già commentato la situazione attuale, affermando che gli investimenti della Danimarca sono "insignificanti" e non rappresentano un rischio sistemico per il mercato statunitense.

Questo, di fatto, spiega perché la dinamica rialzista di EUR/USD non è proseguita, soprattutto alla luce dei report macroeconomici pubblicati ieri negli Stati Uniti.

In particolare, il PIL USA per il terzo trimestre 2025 è stato rivisto al rialzo: la stima finale segna una crescita del 4,4% contro il precedente 4,3%. Alla revisione hanno contribuito soprattutto esportazioni e investimenti più robusti.

Anche l'indice PCE core ha favorito il dollaro USA, accelerando al 2,8% su base annua. Ciò indica una persistente pressione inflazionistica in un contesto di CPI stagnante e di PPI in accelerazione.

Inoltre, il report sulle richieste di sussidio di disoccupazione è uscito nella "zona verde": le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate a 200.000, cifra molto simile alla settimana precedente (199.000). Questo risultato segnala un mercato del lavoro stabile e rafforza la percezione della solidità dell'economia americana.

Di conseguenza, i compratori di EUR/USD possono ormai contare solo su un nuovo picco delle tensioni USA–UE: tutti gli altri fattori fondamentali sostengono il greenback e, quindi, favoriscono i venditori della coppia.

Al momento l'impulso rialzista su EUR/USD si è affievolito, ma considerare posizioni corte ha senso solo dopo la rottura del supporto a 1,1710 (linea mediana delle bande di Bollinger, che coincide con la Tenkan‑sen su H4). In tal caso i target della spinta al ribasso sarebbero 1,1680 (linea mediana delle Bollinger su D1) e 1,1650 (linea mediana delle Bollinger su W1).

*La presente analisi del mercato ha un carattere esclusivamente informativo e non rappresenta una guida per l`effettuazione di una transazione.

Irina Manzenko,
Analytical expert of InstaSpot
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